“In India, la sorte delle bambine la decide Narayani…”. Un racconto di Milena Renzi per Valconca24 e l’8 Marzo

"In India, la sorte delle bambine la decide Narayani..."."In India, la sorte delle bambine la decide Narayani...".

Per l’8 Marzo 2021, noi di Valconca24.com abbiamo scelto di pubblicare questo racconto scritto da Milena Renzi. Una testimonianza vera, reale: mette i brividi alla pelle e le lacrime agli occhi. Non aggiungiamo altro.

di Milena Renzi –

“In India, la sorte delle bambine la decide Narayani”.

“Narayani è la forma della Dea madre, uno dei nomi con cui – nell’induismo – viene chiamata Durga, simbolo di forza indomabile e incarnazione della Shakti, l’energia creativa femminile; sarà colei che deciderà la tua sorte, se nascere o morire. Le figlie femmine costano, è come curare l’orto di un vicino. Un costo. Solo un costo”.

Ero in India da poche settimane, Ajar mi era stato presentato da un amico medico, me lo descrisse affidabile, moderato a livello religioso, puntuale e attento nel suo lavoro. Era il mio autista, la mia guardia del corpo, mio amico. Così, col passare dei giorni prese a parlare del suo “dramma”: quattro figlie femmine da dare in spose, e un maschio, grazie a Shiva!

Io in India ci andai per tentare una terapia alternativa alla mia distrofia, e chi mi conosce sa esattamente quanto io sia scettica all’assunzione di cagagnole ayurvediche a base di pipì di mucca, però avevo del tempo da perdere e Cattolica era diventata stretta. Per cui presi uno zainetto e partii: da sola. 

Milady Milena Renzi
Milady Milena Renzi

Non sapevo con esattezza cosa farci di quei trattamenti clinici, ma sapevo esattamente a cosa mi servisse l’India. Avrei salvato una bambina. Almeno una. 

Il mio fu un viaggio sotto copertura, come si direbbe oggi per darsi delle arie; la mia era una vera e propria missione. Il  primo periodo lo passai al nord, un po’ di deserto del Rajastan per ripolarizzare il “rapasceto mentale”, poi quando mi sentii pronta andai al sud. 

Ero ben informata sulla pratica ancora in uso nello stato del Tamil Nadu, un uso barbaro – diremmo noi occidentali -, frutto di un mix amarissimo di tradizione, religione, superstizione e fame, l’infanticidio delle figlie femmine. 

Occorreva facessi qualcosa. 

Ajar mi accompagnò nei pressi del villaggio di Salem, un piccolo accampamento di case in terra rossa, con cataste di cacca di mucca pressate per accendere il fuoco. Niente acqua potabile e una grande immagine di Durga all’ingresso del villaggio. 

“La dote per far sposare la figlia è stata abolita nel 1961 caro Ajar!”, me ne uscii  con questo epiteto in modo fin troppo violento, e lui mi rifilò a sua volta una risposta che a tutt’oggi fatico a digerire! 

“Tu non hai figlie. Io ne ho quattro e per noi la quarta femmina è una punizione divina, una disgrazia che  – averlo saputo prima – non avremmo accettato. E poi, sai quanto mi costerà la dote? Almeno un kg di oro a testa. Adesso in alcuni stati ci sono delle cliniche per cambiar sesso… L’India non è fatta per le donne”.

“Dalla a me! Meglio non darvi un ecografo allora! Risposi con rabbia, “avete uno sbilanciamento tra popolazione maschile e femminile, da mettervi tutti in gabbia! Le donne sono meno della metà”.

“Ma tu che sei bianca che ne sai delle nostre tradizioni! Sai che sarà solo il primogenito maschio ad accompagnarmi sulla pira quando morirò? Ho tutte femmine! Che disgrazia!”

“Se vuoi ti ci accompagno io sulla pira, ora!” 

Iniziammo una discussione accesa, smorzata solo alla vista del primo insediamento rurale. 

Nel villaggio incontrai alcune donne incinte, coperte in volto da un lembo di shary colorato. Io quel pancione lo adoravo già, e confesso di aver pregato fossero tutti maschi.

Mi spostai di pochi chilometri fino a raggiungere un piccolo stabile, sede di una associazione gestita da personale straniero. 

Mi presentai come turista, evitai di dire loro di voler scrivere un pezzo per il giornale (con la quale collaboravo all’epoca), con molta probabilità non avrebbero accettato troppe domande. E poi, a dirla tutta io avrei voluto salvare una bambina: mica scriverne. 

“Abbiamo una ruota, qui le madri in pericolo, affidano – quando riescono – le loro bambine”

“I medici hanno a disposizione strumenti per individuarne il sesso?”.

“Sì, ma serve solo per controllarne lo sviluppo, è vietato per legge rivelare il sesso del nascituro! Appunto per scongiurare questo pericolo. In ogni caso anche se lo individuassero non possono dirlo alla madre, alla famiglia”.

Ero sempre più intenzionata a salvare Kamal (le detti questo nome “fiore di loto”)

“Sorella, io vivo qui”. 

Alla fine delle due ore di conversazione mi fece firmare dei documenti di collaborazione, occorreva però una casa in comproprietà, o proprietà e la promessa di restare in India per qualche anno. 

“Lo stato eroga circa 25 euro per la sterilizzazione delle madri dopo il secondo figlio, per evitare gravidanze indesiderate, e 50 euro dopo il primo figlio”.

Confesso di essermi persa tutto il resto della conversazione, nella mente solo quei piccoli occhi neri che mi fissavano dalle sbarre di metallo della culla sul lato sinistro della stanza. 

Ricordo di aver fissato l’immagine appesa al muro sopra la sua culla. Una immagine ritagliata male della Dea Narayani. Poi senza aprir bocca dissi: “Non aver timore Kamal tornerò a prenderti”.

Tornai spesso al villaggio, accompagnata dall’immancabile Ajar. Il governo per fronteggiare questa mattanza, mise poi a disposizione dei “tutori” atti a seguire dalla gestazione alla nascita, le giovani madri. 

Molti medici furono condannati per aver – sotto compenso – dichiarato il sesso del nascituro e programmato una interruzione volontaria fornendo anche la giusta motivazione medica!

Acquistai la mia casa, e tre volte a settimana – come collaboratrice – mi fu concesso il privilegio di poter tenere fra le braccia la mia piccola, piccolissima Kamal. 

Poi una notte feci un sogno. Il lettore di foglie di palma, mi disse di stare attenta al sogno tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, perché sarebbe stato rivelatore. 

Eh, sognai una bimba di circa dieci anni, con capelli castani, la pelle ambrata e gli occhi verdi dal taglio orientale, su di un Gate di Manikarnika a Varanasi, venire verso me, chiamarmi “Mamma”.

Di lì a qualche mese restai incinta. Dovetti prendermi cura della mia bimba. Però Kamal non l’ho dimenticata, prego da allora tutti i giorni per lei. E prima o poi tornerò a prenderla. 

Prima o poi dovrò tornare a prenderla, fosse l’ultima cosa concessami, prima di sedere sul Gate di Manikarnika.