Riccione, “Buongiorno Vita!”: il libro di Gabriele Maestri tra storia familiare e impegno solidale

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– di Marco Valeriani –

Ho perso il conto degli anni. Non ricordo il giorno o il mese o l’occasione del nostro primo incontro. Ad occhio e croce, io – questa volta scelgo la modalità diretta – e Gabriele Maestri siamo ormai prossimi ad una conoscenza da quarto di secolo. 

Del libro (Buongiorno Vita!) me ne parlava da un po’. E del suo libro ero solo riuscito – in un’ultima occasione – a sbirciare le bozze appoggiate al tavolo da lavoro. Non mi era stato concesso di aprirle, scorrere le righe e pronunciare un seppur sommario giudizio. “A tempo debito”, rispose. 

Ho aspettato e adesso ‘quel’ libro – credo gli sia costato non poca fatica – è accanto a me. L’ho letto in modo quasi vorace. Pagina dopo pagina: un piacevole, emozionante riannodare il filo dei discorsi. Specie se lasciati a metà causa piccoli equivoci, piccole incomprensioni che, forse più per colpa del sottoscritto, ci hanno tenuto lontani. 

È stata un’amica comune a farci ritrovare. A far sì che il tutto riprendesse, come nulla fosse accaduto, dal momento del distacco. Lui sempre con quell’aria sorniona (pare non ascolti, in realtà è il contrario); io perennemente in trincea a replicare alle mille punzecchiature. 

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Chi mai se lo sarebbe aspettato! Le 124 pagine intitolate “Buongiorno Vita!” sono ‘volate via’ in fretta. Lasciando spazio a tanta commozione (non lo nego). 

Ho varcato spesso la soglia della tipografia Maestri nella zona artigianale di Riccione. Per un periodo – non troppo lungo a dire la verità – ho passato più tempo davanti al bancone di quell’istituzione – perché la tipografia Maestri lavorava per le istituzioni locali e rappresentava essa stessa un’istituzione – che tra le mura dell’ufficio stampa dell’epoca. 

A darmi il benvenuto – non lesinando espressioni salaci – trovavo perlopiù la sorella di Gabriele: Roberta. Un tipetto – lo dico con grande affetto – dai modi spicci, sbrigativa; caricata a polvere da sparo. Un’autentica faccia da sbirra pirotecnica. Eppure da lì dovevo passare e lì dovevo pagare il dazio delle sferzatine. Attraversata la seconda porta principale, non di rado m’imbattevo nella mamma di Gabriele, Anna Maria (sguardo fiero e determinato), oppure nel babbo di Gabriele, Tino Maestri: un uomo capace di gesti d’accoglienza d’altro stampo. Salutava e sorrideva indicandomi la strada per salire al piano superiore e da lì raggiungere la ‘sala’ operativa del reparto grafico. 

Una confortevole tolda di comando sulla quale Gabriele aveva costruito un vero e proprio ufficio ricevimento (il suo). Ed era in quell’ufficio che nascevano – complici le mie strampalate idee mescolate all’estro della grafica – moltissimi prodotti destinati alla comunicazione pubblica: manifesti, inviti, biglietti celebrativi, depliant… 

Rammento l’occasione in cui nello spazio di poche ore dalla tipografia dovettero rapidamente ‘uscire’ 8 mila adesivi da applicare ad un invito speciale; riservato ad una manifestazione dal richiamo nazionale (il Capodanno in tv Rimini-Riccione). 

La copertina del libro

La copertina del libro

Rammento la faccia di Gabriele quando gli prospettai la richiesta e soprattutto i tempi dell’esecuzione e della consegna. Replicò: “Quindi tu vorresti il tutto per ieri, giusto?”. 

Ma cambiamo paragrafo. Per Gabriele – nel libro è elemento ricorrente – la moglie Barbara (la sorridente ed onnipresente Babilla Bologna) è così importante, fondamentale, imprescindibile che diversamente – non avertene a male – non sarebbe il Maestri qual è oggi. 

Barbara ne ha viste e passate tante. Davvero brutte. Tuttavia non voglio soffermarmi alle ore, ai giorni, alle settimane d’angoscia che l’intera famiglia deve aver vissuto quando Babilla fu costretta in un letto d’ospedale. 

Piuttosto voglio insistere sul significato di un libro che oltre ad essere storia personale, storia delle famiglie (e delle meravigliose figlie pronte a soccorrere la mamma in difficoltà), storia delle amorevoli presenze prima e delle dolorose assenze poi, colpisce forte grazie all’immediatezza del linguaggio. 

I filtri – se vogliamo chiamarli così – spesi nella stesura narrativa non hanno maglie tanto strette da impedire il passaggio dei momenti e degli stati d’animo carichi di paura, sconforto e debolezza. Descrivendoli in pieno diventano invece rampe dalle quali ripartire ogni volta. Dalle quali è ‘obbligatorio’ recuperare la forza della vita!

C’è dell’altro. La vocazione al soccorso delle persone in difficoltà – Gabriele parla della vocazione da crocerossino – nell’andare delle stagioni si è trasformata per Maestri figlio (sanclementese d’adozione) in una maggiore conoscenza e consapevolezza delle tante tematiche/problematiche legate alla salute. Si è trasformata nell’agire strutturato; nell’agire capace di fare/dare del bene in maniera reale, concreta. Il libro, infatti, contiene altresì un altro messaggio/obiettivo: stare (virtualmente) al fianco di coloro che non possono permettersi visite specialistiche o esami diagnostici a pagamento e non possono aspettare tanto prima di accedere alle strutture sanitarie. Come? Attraverso una libera donazione alla Banca delle Visite: chi lo farà potrà sia sfogliare il volume realizzato da Gabriele ed in più sostenere – e non è cosa da poco – il servizio solidale a cura della start up Scegliere Salute in collaborazione con la Fondazione Health Italia Onlus.

E per il momento mi fermo qua, sulla collina di San Clemente. Accanto alla casa di Cevolabbate. Pur sapendo che avrei il doppio da mettere nero su bianco.


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