San Giovanni, il calvario di un fante durante la Prima Guerra Mondiale: Luigi Cevoli (disperso)

–  di Antonio Guarnotta –

Partire per la Prima Guerra Mondiale e non tornare: disperso in combattimento il 15 agosto 1916 sul pianoro di S. Caterina sopra Gorizia.

Il mio prozio Luigi Cevoli ha lasciato traccia di sé solo in qualche documento di archivio e nell’Albo d’Oro dei Caduti.

La lapide del Monumento ai caduti di San Giovanni in Marignano con i nomi dei soldati dispersi: c'è anche Luigi Cevoli

La lapide del Monumento ai Caduti di San Giovanni in Marignano con i nomi dei soldati dispersi: c’è anche Luigi Cevoli

Certo, è stato il destino di altre decine di migliaia di soldati, ma la mia ricerca vuole riportare alla luce il ricordo della gioventù spezzata del fratello di mio nonno Domenico, rimasto nel limbo di lontani e ormai spenti ricordi di famiglia.

Ho cercato di seguire i suoi ultimi due anni di vita attraverso il percorso del suo reggimento, il 134° fanteria della brigata “Benevento”, sulla base di pubblicazioni dell’Esercito, diari e memorie indirette, perché purtroppo su di lui non mi è rimasto nulla di scritto.

E lungo questo percorso ho voluto ricordare anche gli altri caduti suoi concittadini, anch’essi immortalati sulle lapidi del monumento di piazza Silvagni, che forse ormai nessuno più si ferma a leggere distrattamente.

Tutto ebbe inizio a San Giovanni in Marignano nel 1883, quando Luigi nacque nella famiglia contadina di Serafino Cevoli detto Spalètta e Caterina Bacchini, una famiglia di nove figli, sette maschi e due femmine.

Mentre da un lato la vita di paese continuava con matrimoni in famiglia e con Serafino consigliere comunale, assieme ai venti di guerra del primo conflitto mondiale, giunse nel gennaio del 1915 il richiamo alle armi anche per i fratelli Cevoli, esclusi quelli emigrati e rimasti negli USA in cerca di lavoro (Domenico e Ottavio).

Pietro ottenne in breve il congedo assoluto, mentre Cesare e Eugenio vennero inquadrati nel ruolo della riserva. Luigi e Giuseppe furono invece assegnati all’esercito effettivo, il primo nella temuta fanteria, quella che sacrificherà il maggior numero di vite.

La lapide con i nomi dei soldati morti in combattimento

La lapide con i nomi dei soldati morti in combattimento

Inizia così il percorso di guerra di Luigi, prima con destinazione Bologna, poi Maddaloni e infine a partire dal 21 luglio 1915 il fronte del Carso.

Il paesaggio non è più quello dolce della pianura e dei colli romagnoli, bensì un terreno più arido, costellato di grotte e doline e percorso da trincee e fortificazioni sulle quali si stanno sacrificando migliaia di giovani. La realtà dei campi di battaglia è un vero incubo fatto di attacchi e contrattacchi alla baionetta, di reticolati insormontabili su cui si ammucchiano i caduti, di terribili corpo a corpo, della continua presenza della morte sotto le sue forme più atroci.

I primi tre giorni di attacchi con scarsi risultati al monte Sei Busi, costano alla brigata di Luigi e agli altri reparti vicini la perdita di 25 ufficiali e 958 militari di truppa. Un vero massacro su di un fronte ridottissimo.

Dopo il Sei Busi, la “Benevento” deve affrontare la testa di ponte di Tolmino sull’Isonzo: una conca dominata da due munitissime alture in mano agli austro-ungarici che i disperati attacchi italiani non riescono ad occupare, respinti dai fitti reticolati con ingenti perdite.

Si apre così il 1916 che a maggio vede esaurirsi la spinta italiana nel settore di Tolmino, anche perché gli austro-ungarici lanciano una forte offensiva sull’altopiano veneto dei Sette Comuni.

Luigi viene trasferito, assieme alla “Benevento”, in un ambiente montano dove ci si deve adattare alle condizioni di una guerra da alpini. La controffensiva italiana riesce a bloccare l’avanzata nemica, sia pure a caro prezzo: la sola brigata di Luigi perde tra il 18 e il 30 giugno 49 ufficiali e 951 militari di truppa. Ma ancora una volta Luigi è riuscito a salvare la pelle, alle condizioni che solo lui conobbe, poi a partire dai primi di agosto riprende il suo calvario con il nuovo trasferimento sul fronte a nord di Gorizia, dove l’ordine è di conquistare l’altura di S.Caterina e il monte S.Gabriele, profondamente fortificati.

La lapide con i nomi dei soldati morti per malattia

La lapide con i nomi dei soldati morti per malattia

Nulla avevano potuto i precedenti sforzi di altri reparti, per cui il 12 agosto tocca alla “Benevento”: il giorno 14 ben quattro assalti vengono resi vani dalla resistenza del nemico e dai suoi robusti reticolati. Il 15 riprende l’azione e dopo una lotta accanita il pianoro di S.Caterina è conquistato alla baionetta, ma nel pomeriggio un violentissimo contrattacco nemico costringe i reparti italiani alla ritirata sotto un tremendo fuoco di artiglieria: in questo scenario infernale Luigi “scompare” assieme ad altri 169 suoi commilitoni.

Nella giornata la “Benevento” sacrifica 64 ufficiali e 1778 uomini di truppa, un’altra carneficina. Ma per una povera famiglia in attesa di notizie da un fronte così lontano cosa poteva significare la parola “disperso”?

Polverizzato da una granata? Caduto ignoto? Ferito e preso prigioniero? La risposta sulla sua sorte non è mai giunta: rimarrà per sempre il dilemma della sua scomparsa. I registri dei cimiteri di molti campi di prigionia austro-ungarici, da me consultati, non riportano il suo nome, neppure falsato.

Gli altri fratelli sono sopravvissuti alla guerra ma, per ironia della sorte, Giuseppe cadrà nella seconda guerra mondiale, vittima di una rappresaglia il 3 settembre 1944 a Gabicce Monte, prendendo le parti del fratello Pietro nel diverbio con un militare tedesco che voleva rubargli la bicicletta.

Nel 1925 il regime fascista affidò allo scultore Torquato Tamagnini la costruzione di un monumento ai caduti marignanesi della Grande Guerra, costituito da un grande basamento sul quale si erge un fante con il fucile in mano.

Seguendo la logica di allora, il frontale venne dedicato da San Giovanni in Marignano «Ai suoi Caduti per la grandezza d’Italia» e le lapidi (recanti alcuni refusi) con i nomi dei morti in combattimento e per malattia vennero collocate ai due lati del fante: alla lapide dei dodici dispersi, tra i quali Luigi, fu dedicato lo spazio retrostante, l’eroe di bronzo volge loro verosimilmente la schiena.

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Chiunque in possesso di notizie o informazioni riguardanti il fante marignanese Luigi Cevoli, disperso durante la Prima Guerra Mondiale sopra Gorizia, può mettersi in contatto con la nostra redazione all’indirizzo valconca24@gmail.com