“Il lupo? Non è una minaccia per l’uomo. Ci teme ed è nostro alleato nel controllo dei cinghiali”

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di Marco Valeriani – 

Abbiamo sempre paura di quanto non conosciamo. E il numero degli avvistamenti ritenuti attendibili in Valconca, può aumentare il nostro senso d’insicurezza; creando allarmismi anche laddove non vi è un motivo del tutto cogente.

Stiamo parlando del lupo (Canis lupus) la cui presenza in Romagna è attestata dalla fine degli Anni Ottanta. Tant’è che all’interno delle Foreste Casentinesi (nella provincia di Forlì-Cesena) non è mai scomparso del tutto. 

l'uomo che sognava i lupi

Predatore con buona capacità d’adattamento ambientale, non ha particolari difficoltà a coprire grandi distanze: in una sola giornata, tenendo a riferimento un areale di pertinenza del branco pari a circa 100 chilometri quadrati, può percorrere dai 15 ai 30 chilometri.

Dunque, scendere dal Casentino ed affacciarsi sulle colline alle spalle dell’Adriatico per questo agile carnivoro è stato piuttosto ‘naturale’. 

E se nel recente passato era più facile ritrovarlo nelle zone interne dell’Appennino, l’espansione conosciuta negli ultimi venti anni (in Italia si contano circa 2.000 esemplari) lo ha portato alla colonizzazione di alcuni distretti geografici a lui meno idonei.

Ma ciò è avvenuto di pari passo, tornando alla Valconca e al Riminese in generale, all’aumentato numero, a quote basse, delle sue prede preferite; costituite in prevalenza dagli ungulati: cinghiali e caprioli in primis (dove arriva un capriolo arriva pure il lupo, ndr). 

Il lupo è una minaccia reale per l’uomo?

“Nei nostri contesti ecologici – risponde Marco Galaverni, direttore scientifico WWF Italia – la risposta è no. Non ci vedono come potenziali prede ed hanno imparato a temerci. Quindi si allontanano. Se siamo a bordo di un trattore o di un altro veicolo, non riuscendo ad identificarci immediatamente come bipedi e pur sentendo chiaramente il nostro odore, possono ridurre la distanza ma non ci associamo comunque ad un pericolo dal quale doversi difendere. La dieta del lupo è soprattutto una dieta fatta di animali selvatici, seppur quel 10% composta da animali domestici provochi un effettivo e sensibile danno locale agli allevatori. Danni statisticamente inferiori a quelli indotti da altre specie selvatiche quali, appunto, cinghiali, lepri, picchi. Il lupo è un alleato naturale al proliferare dei cinghiali e quindi dei tanti lavoratori in campagna. Tuttavia, gli allevatori farebbero bene ad accedere alle risorse economiche oggi disponibili – regionali ed europee -, mettendo in campo ogni efficace metodo di prevenzione conosciuto. Tra cui, cito ad esempio, i ricoveri notturni nei quali accogliere/proteggere il bestiame; i pastori a sorveglianza delle greggi; le recinzioni elettrificate mobili; i cani addestrati alla pastorizia (vedi il Maremmano). In proposito, tante informazioni utili arrivano dalla consultazione di un sito web dedicato www.protezionebestiame.it“.

Marco Galaverni

Marco Galaverni

Trovando nuovi territori idonei ad essere colonizzati, c’è il rischio che la popolazione dei lupi cresca ancora rispetto al numero degli esemplari censiti ora in Italia?

“I lupi non aumentano all’infinito (non si tratta di ratti, ndr). Dove è presente un branco non ce ne può stare un altro: i giovani lupi, infatti, lasciano il territorio d’origine alla ricerca di nuove terre da colonizzare. Il 50% dei cuccioli muore entro l’anno di vita; il 70% entro i due anni. I lupi molto adulti (nell’ordine dei 10 anni) sono davvero pochi. L’età media non supera i 4 anni. Non vivono a lungo”. 

Uccidere un lupo è vietato per legge…

“Sì, uccidere un lupo è reato. I lupi inseriti nell’ecosistema contribuiscono a mantenerlo in equilibrio. Abbatterli o avvelenarli equivale a rompere questo delicato equilibrio”.

Marco Galaverni è autore del libro “L’uomo che sognava i lupi” (Orme).

 


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